Tra quanti parteciparono attivamente alla strage di via Fani ci sono sicuramente i due sconosciuti che, in sella ad una moto Honda blu di grossa cilindrata, sfrecciarono lungo via Fani, nell’immediatezza del sequestro di Aldo Moro, facendo il fuoco su Alessandro Marini, un impiegato che li aveva casualmente incrociati con il suo motorino, omonimo del magistrato che rappresentò l’accusa nei sei processi alle brigate rosse. E fu proprio il pm romano Antonio Marini, nella accurata ricostruzione di quei tragici eventi, ad avvalorare la testimonianza di Alessandro Marini; a dare per certa, con sentenza passata in giudicato, la presenza in via Fani della misteriosa Honda blu. Eppure i brigatisti rossi hanno sempre negato la presenza di quella moto di grossa cilindrata in via Fani, prendendo le distanze dai due sconosciuti della Honda blu. Un atteggiamento che si può spiegare in due modi: con la volontà di coprirli, seguendo quella linea di menzogne e depistaggi cui i vari Moretti, Morucci, Faranda, Gallinari, si sarebbero sempre attenuti ovvero con la totale estraneità rispetto alla coppia. Un elemento che non può non chiamare ancora una volta in causa quella strana coppia che alle 9 del mattino del 16 marzo 1978, uscì dal monolocale di via Stresa per andare a concludere la parte loro affidata da chi, realmente, gestì il sequestro Moro e ne curò per mesi la preparazione. Un livello troppo alto per essere confuso con la capacità di strategia dei brigatisti rossi impegnati quella mattina in via Fani!
Romano Tripodi

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