Ho conosciuto Lucia Bosè tanti anni fa sul set di “Geminus”, il primo serial poliziesco della televisione italiana, diretto per Rai1 da Luciano Emmer ed interpretato da Walter Chiari , Alida Chelli, Ira Furstenberg e dal sottoscritto in virtù di un eccezionale permesso dell’Associated Press, l’agenzia di stampa internazionale per la quale avevo iniziato a lavorare come picture-editor nel 1961. Una visita improvvisa e notturna, all’interno di una delle interminabili gallerie, rischiarate dalla luce delle fotocellule, che correvano nel sottosuolo, a ridosso della via Appia, e che erano state trasformate in fungaie. Qui Luciano Emmer, che l’aveva voluta nel 1952, tra le protagoniste de “Le ragazze di piazza di Spagna”, aveva ambientato alcune delle scene più movimentate di “Geminus” che sarà proiettato, in sei puntate, sul piccolo schermo nel 1969. Lucia Bosè, che era venuta senza farsi annunciare, per riabbracciare Walter Chiari e Luciano Emmer, si trattenne sul set una decina di minuti, senza il rischio di finire immortalata da uno dei tanti fotografi romani per i quali la bella, brava e dolce attrice milanese, sposata con Luis Dominguin, il “principe” dei toreri spagnoli, costituiva un personaggio decisamente prezioso.
Qualche anno più tardi, grazie a quel breve e casuale incontro notturno sul set, a vrei avuto il piacere di intervistarla per un periodico femminile nella sua casa romana, un piccolo appartamento situato se ben ricordo, in un antico palazzo di via dei Greci. Quando arrivai con il fotografo Lucia Bosè era intenta ad inaffiare le numerose piante ed i fiori che abbellivano la terrazza e continuò a farlo per poi dedicarsi, munita di aspirapolvere, a riassettare il salotto. L’intervistasi svolse praticamente durante una sorta di “working in progress” domestico senza che l’attrice ne fosse minimamente turbata. Tutto con la massima disinvoltura e con quella semplicità che nonostante la fama, gli onori ed i successi cinematografici, avrebbe scandito per semprela sua esistenza.
A Roma, Lucia Bosè, rimarrà sempre molto legata, anche affettivamente, per la solida amicizia con i “Giovani”, Giorgio De Lullo, Romolo Valli, ed i compagni di sempre Umberto Tirelli e Dino Trappetti, che dei “Giovani” fu per decenni l’infaticabile ufficio stampa e di Tirelli, il degno erede della sartoria da Oscar. Un gruppo a dir poco affiatato con il quale Lucia Bosè amava trascorrere le sue vacanze capresi, nella villetta acquistata a Tragara, che dominava i Faraglioni.
Romano Tripodi

Lascia un commento