Troppe inquietanti ombre sul Ponte dello Stretto a cominciare dalla sicurezza

Matteo Salvini, che ha fatto della costruzione del Ponte sullo Stretto, una ragione di vita, ha un sogno: assistere alla posa della prima pietra a fine maggio, qualche giorno prima delle ormai imminenti elezioni europee. Ma sull’apertura del cantiere pesano ombre inquietanti che la recente tragedia di Firenze, con la morte dei cinque operai che lavoravano alla costruzione del supermercato Esselunga, ha riproposto in modo drammatico, soprattutto in termini di sicurezza. Le indagini avviate dalla Procura del capoluogo toscano ci dicono che gran parte degli operai impiegati nell’opera erano irregolari o, nella migliore delle ipotesi, non avevano i “titoli”, in altre parole la formazione richiesta dal settore edile che avrebbe comportato per Esselunga e per le decine di ditte appaltatrici e subappaltatrici preventivi di spesa decisamente superiori. In altre parole si è risparmiato a scapito della sicurezza delle maestranze. Se trasferiamo questa situazione di rischio alla costruzione del Ponte sullo Stretto, per il quale è preventivato un costo di 13,5 miliardi di euro ed una forza lavoro di almeno quattromila addetti, che in corso d’opera, potrebbero arrivare a settemila, ci rendiamo conto come qualsiasi brindisi sia decisamente fuor di luogo, per non dire sconsiderato. Ad alimentare legittime paure in termini di sicurezza ed incolumità ,per gli operai che saranno impiegati dal 2024 al 2032, anno indicato per l’inaugurazione di questa mega struttura, sono proprio i numeri. In parole povere se per costruire il supermercato di Firenze, crollato in corso d’opera, sono state impiegate ben 170 ditte appaltatrici e maestranze provenienti da mezza Italia e persino dall’estero, quante saranno quelle impegnate tra Punta Faro, sulla costa messinese, e Santa Trada, sulla costa calabra? E non ci vuole l’impiego della Intelligenza artificiale per farci intuire come a questa enorme quantità numerica corrisponderanno rischi per l’uomo drammaticamente proporzionati.

Ma altre ombre si addensano sul Ponte dello Stretto, a partire dall’aggiornamento del progetto definitivo risalente al 2011 ed approvato proprio in questi giorni. Ma se quanto ci dice “Report”nella sua recente ed ultima inchiesta è vero c’è da chiedersi come sia stato possibile approvare un documento di centinaia di pagine nello spazio di un mattino, a meno che, e lo vogliamo sperare, l’aggiornamento non fosse già stato approvato prima. Ma a preoccuparci sono anche gli interessi economici che il Ponte, ha cominciato ad alimentare da almeno trent’anni , con spreco inutile di denaro pubblico ed incarichi tecnici a pioggia, caduti nel vuoto. Oggi guardano con interesse al Ponte, la cui costruzione è stata affidata dal governo Meloni ad un consorzio con a capo Webuild, del gruppo Salini, sono anche gli americani. Un interesse che sembra risalga addirittura al 1975 e che ha consentito ad un’impresa a stelle e strisce di inserirsi tra i primi “clienti” del Ponte, un’opera che al di là della reale utilità farà scempio del paesaggio rovesciando in uno dei tratti di mare più belli del nostro Paese, 140 milioni di metri cubi di terra. E per chi conosce la realtà di quel tratto di costa sa benissimo a quali maestranze faranno capo le centinaia di mezzi impiegati in un movimento terra senza precedenti!

Romano Tripodi

20 febbraio 2024



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