Un grande padre, un nonno speciale, il ricordo di Umberto Colantoni

Dei suoi trascorsi militari, una carriera brillante iniziata al Comaca, allora Casaca, il Centro addestramento di artiglieria contraerea di Sabaudia, e proseguita in missioni in Italia ed all’estero dove fece valere le sue qualità di esperto missilistico, il colonnello Umberto Colantoni non amava parlare. Ad intrigarlo era di fatto il presente, con la sua quotidianità ed il mai sopito amore per la Città delle Dune dove aveva trascorso, insieme alla adorata moglie Vera ed agli amatissimi figli Pierlugi e Donatella, i primi anni di giovane ufficiale. A Sabaudia Umberto, cui mi legava una forte e vera amicizia ultraventennale, è tornato ieri per il suo ultimo viaggio terreno, interrotto forse prematuramente. Perchè l’amico Umberto, pur nella sofferenza della malattia, aveva conservato intatta la lucidità della mente, la voglia di confrontarsi con una realtà in cui probabilmente, come molti di noi, stentava a riconoscersi ma che non per questo ignorava. Tra i Lettori più assidui del mio blog, non mi faceva mancare i suoi commenti e le sue valutazioni sempre generosamente benevoli, come è stato sempre nei confronti dell’altro. Ma di Umberto ricorderò per sempre la tempra del combattente, l’orgoglio con cui parlava delle affermazioni professionali di Pierluigi e Donatella, l’amore moltiplicato per i suoi tre splendidi nipotini, ai quali dava tutte quelle attenzioni che , proprio per i vincoli della sua carriera militare, non aveva probabilmente potuto elargire ai due figli prediletti. Per i piccoli Andrea, Jane e Bianca, Umberto, grazie all’armonica unione con la moglie Vera, che mezzo secolo fa lo aveva stregato con i suoi splendidi occhi azzurri e la sua dolcezza, non si risparmiava e proprio pensando a loro, al loro benessere, scelse come residenza estiva, Sabaudia. L’appartamento acquistato in pieno centro , nel cosiddetto Giardino Anelli, gli procurò non pochi problemi di natura amministrativa e per non perderlo Umberto ingaggiò, da militare quale era, una vera e propria battaglia a suon di carte bollate. Ed alla fine la vinse. E fu proprio agli inizi di quella sfida con la burocrazia che ebbi modo di conoscerlo, di apprezzarne, quella solidità morale oggi decisamente rara. Ieri, al cimitero di Sabaudia, eravamo in pochi a dargli l’ultimo saluto. Ma eravamo anche i suoi VERI AMICI ed Umberto ne sarà stato felice. Addio AMICO MIO, TI HO VOLUTO BENE ED IL TUO RICORDO VIVRA’IN ME. Romano.

Romano Tripodi

24 febbraio 2024



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