Due anni fa Gigi Riva, il grande campione morto improvvisamente ieri sera per un infarto, nella sua Cagliari, affidava a Gigi Garanzini una eccezionale ed unica confessione autobiografica
“Vado per gli ottanta. L’ultima partita l’ho giocata che non ne avevo trentadue e sarà anche vero che dura un attimo la gloria, ma poi portarsela dentro per tutto questo tempo, senza più la possibilità di rinverdirla, è durissima. Anche un po’ crudele”. Inizia così Gigi Riva la sua lunga, eccezionale confessione autobiografica cheaffida alla penna esperta di Gigi Garanzini in quello che possiamo definire il romanzo della sua vita. Fino a quel gennaio del 2022, Riva, uomo profondamente riservato, una volta lasciato il suo ruolo di dirigente della Federazione Italiana Gioco Calcio, si era sempre tenuto lontano dalle cronache nè si era mai raccontato. Lui il Campione che per diversi anni stregò il mondo con il suo istinto per il goal che assurse a mito dello sport più amato e che seppe coniugare la passione sportiva con l’amore indissolubile per Cagliari e la sua gente, rifiutando le offerte lusinghiere e gli insistiti corteggiamenti degli Agnelli e dei Moratti.
E le pagine di “Gigi Riva- Mi chiamavano Rombo di Tuono” schiudono un mondo antico, probabilmente irriconoscibile per i giovani di oggi, ma proprio per questo di grande ispirazione. Dopo un’infanzia dolorosa, segnata dalla morte quasi contemporanea dei genitori, Gigi Riva, salì su un aereo ad elica che in tre tappe lo portò da Varese a Cagliari, una destinazione che allora sembrava lontanissima, quasi irraggiungibile. Ma la Sardegna lo accolse come la madre che aveva perduto quando aveva appena otto anni e non passò molto tempo prima di assistere alla spettacolare cavalcata del Cagliari di Scopigno verso lo scudetto e della Nazionale verso la conquista degli Europei del ’68, anteprima di lusso della partita del secolo vinta per 4 a 3 sulla Germania ai Mondiali del 1970.
Ma nel libro scritto a quattro mani con Gigi Garanzini c’è un capitolo che in queste ore di dolore profondo e vero per la scomparsa repentina del Campione, ci racconta il perchè dei suoi tanti silenzi, la scelta di vivere l’ultima parte della esistenza in una sorta di isolamento, precluso a tutti eccezion fatta per la sua famiglia e pochissimi amici. “Non sono mai stato un chiacchierone. Mi piacciono i silenzi; mi piace, semmai, parlare con me stesso. Il silenzio è stato una parte importante della mia vita, che quando ero troppo giovane mi ha detto <Arrangiati>. Ed io mi son dovuto arrangiare. Mi sono chiuso, questo sì. Ma non è vero che sono diventato triste o malinconico; ho dovuto semplicemente fare i conti con l’infanzia che ho avuto”. E per averne una diversa Gigi Riva avrebbe dato tutti i suoi trofei!
Romano Tripodi

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