L’incendio che mani assassine hanno appiccato per ben due volte, nell’arco di pochi giorni, al Liceo scientifico intitolato a Teresa Gullace, medaglia d’oro al valor civile e simbolo della resistenza romana e della lotta al nazifascimo, ci riporta alla mente i nostri incontri nella redazione di via Parigi del Giornale d’Italia, con Mario Gullace, il più piccolo dei cinque figli di Teresa e Girolamo Gullace. E vogliamo sperare che quelle mani assassine che hanno di fatto distrutto la scuola non conoscessero chi fosse Teresa Gullace, la mamma calabrese che aveva lasciato la natia Cittanova nella speranza di trovare lavoro in una Roma occupata dai nazisti, quei nazisti che l’avrebbero uccisa a raffiche di mitra mentre, insieme ad un gruppo di donne del Quadraro, cercava di ottenere la liberazione del marito Girolamo, rinchiuso in una caserma dopo il rastrellamento nel quartiere di povera gente, uno dei tanti, compiuto dai soldati tedeschi e dalle milizie fascite, alla ricerca di partigiani o semplicemente di uomini da trasformare in forza lavoro per il Terzo Reich o avviare direttamente ai campi di sterminio di Auswitz.
Mario Gullace si è spento il 4 giugno del 2019 a Roma dopo aver dedicato la vita a rendere perenne il ricordo della madre. Ogni anno, nell’anniversario della sua tragica fine, ci raggiungeva puntale nella redazione del Giornale d’Italia per chiederci, di ricordarLa, sul nostro quotidiano, tra i pochi, forse il solo, a dedicare alla donna immortalata da Anna Magnani in “Roma città aperta”, il capolavoro di Roberto Rossellini, lo spazio che Teresa meritava. Ma gli incontri con Mario erano anche l’occasione per apprendere dalla sua viva voce quanto e come si stava adoperando perchè anche le Istituzioni ne mantenessero accesa la memoria. All’impegno di Mario si debbono le scuole a lei intitolate sia a Roma che in Calabria, i francobolli commemorativi stampati dalle Poste Itaiane. Lasciato il Giornale d’Italia non ho avuto più occasione di incontrare Mario ma siamo felici che sia scomparso senza dover assistere allo scempio, allo sfregio compiuto, incendiando la scuola costruita a suo nome, nei confronti della mamma, assurta per sempre a simbolo della Resistenza.
Romano Tripodi

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