A Capo d’Orlando, il Turismo è nel dna

Venti chilometri di lungomare abbelliti da una sequela di aiuole fiorite che vengono quotidianamente annaffiate automaticamente perchè non siano essiccate dal sole. La pulizia delle strade che inizia alle 5 del mattino con l’impiego dell’antico spazzino munito di ramazza per proseguire con i più moderni macchinari. Basterebbe questo unico “biglietto” da visita per non far rimpiangere una vacanza a Capo d’Orlando, la cittadina in provincia di Messina dalle quale oltre ai magnifici tramonti ed al mare cristallino si gode la vista delle Isole Eolie, al gran completo. Ma Capo d’Orlando non è soltanto Paesaggio e Mare, essa è qualcosa di più e di meglio. E’ la capacità dei suoi imprenditori, ristoratori, balneari e commercianti di saper fare turismo senza speculare sui loro ospiti e clienti. Il modo per ripagarli, con prezzi e tariffe eque, delle tante ore trascorse a bordo dell’Intercity Roma-Siracusa che, dopo l’attraversamento dello Stretto di Messina, li porterà a destinazione. Complessivamente otto ore di viaggio tuttossomato piacevole che consentirà loro di ammirare la costa del Cilento, le meraviglie delle coste calabresi, con la Splendida Scilla, per giungere a Villa San Giovanni e da quel porto, senza che sia necessario alcun Ponte, approdare-naturalmente sul treno, a Messina per affrontare le poche decine di chilometri che la separano da Capo d’Orlando. E qui il turista, anche il più esigente, persino colui che ha della Sicilia, una visione distorta, incrinatata dai tanti luoghi comuni che per decenni l’hanno brutalizzata, si renderà conto di trovarsi in un luogo in cui il turista si troverà completamente a suo agio. Fare colazione per due con granita e brioche, al Bar delle Poste, in pieno centro a poche decine di metri dal lungomare, è il modo migliore per iniziare la giornata, anche e soprattutto quando la gentile cameriera vi presenterà il conto: appena 4,50 euro, quando in una qualsiasi città dello Stivale, per la stessa colazione ci vorrebbero dai 12 ai 15 euro. Non meno contenuti i prezzi dei ristoranti, con un distinguo basilare: il pesce ha la freschezza dello Stretto

ro e delle Eolie, i primi il gusto dei tipici piatti siciliani. Una cena per due, a base di pesce, non supera i 70 euro. A Sabaudia o al Circeo, dove la stagione turistica è interpretata dai cosiddetti operatori, come meramente speculativa, all’insegna di “dagli sotto al turista!” , la stessa cena costerebbe dai 140 ai 150 euro, con un distinguo: gran parte del pescato che ti viene servito come fosse prezioso, è di fatto, in terra pontina, isole ponziane comprese, surgelato o di dubbia provenienza. Ma una vacanza a Capo d’Orlando ti offre la possibilità di visitare il Parco dei Nebrodi ed imbatterti nella “Antica Filanda”, un albergo-ristorante immerso nel verde con una piscina trasparente color smeraldo, che si affaccia sul mare ed una cucina gestita da quasi un secolo dalla stessa famiglia capace di rivaleggiare, per bontà e raffinatezza, con gli altisonanti nomi di tanti e pubblicizzati chef.

Romano Tripodi

19 agosto 2024



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