Il mio incontro romano conQuincy Jones, ed il suo “sogno nel cassetto”

Avrei dovuto intervistare Michael Jackson che all’ultimo momento si defilò ed in sua assenza ebbi l’insperata fortuna di incontrare Quincy Jones, l’artista che di quella “creatura” era stato l’artefice e che non volle deludere il giornalista dell’Associated Press che puntuale si era presentato all’appuntamento con l’allora stella americana del rock. Un appuntamento che non sarei riuscito ad avere senza i buoni uffici di un caro collega dell’Agenzia Italia e soprattutto della baronessa Von Tyssen, grande amica sia di Michael Jackson che di Quincy Jones che per le bionde, naturalmente belle ed affascinanti, aveva avuto sempre un debole. Con la Leggenda della musica, l’indimenticabile Autore di “We are the World”; il produttore di cantanti e musicisti assurti, che grazie al suo intuito, assursero a fama imperitura, non parlammo nè di Michael Jackson nè di Musica. Nella saletta che ci era stata riservata dal direttore del prestigioso Hotel Byron, nel cuore dei Parioli, parlammo di Cinema, un mondo che Quincy Jones conosceva bene, avendo realizzato numerose ed indimenticabili colonne sonore ma al quale voleva regalare un futuro e personalissimo “gioiello”, nella duplice veste di regista e prodottore. Un autentico colossal dedicato alla battaglia di Stalingrado che segnò la disfatta della campagna di Russia delle divisioni naziste ponendo le premesse per la fine del Terzo Reich e la vittoria degli eserciti alleati nella seconda guerra mondiale. La “battaglia di Stalingrado”, come Quincy Jones avrebbe voluto intitolare il film, non fu mai realizzata. Non ne conosco i motivi nè ho mai avuto occasione di domandarlo al grande artista, che sino agli ultimi anni della sua esistenza, continuò ad essere un Faro in un mondo che era ormai lontano da quello che Quincy Jones aveva illuminato per oltre mezzo secolo!

Romano Tripodi

5 novembre 2024



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