Sergio Mattarella, il discorso di fine d’anno non poteva essere diverso

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Non poteva avere che questi toni, rifuggendo da qualsiasi esasperazione, il discorso di fine d’anno rivolto al Paese, all’Italia ed agli Italiani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un intervento pacato, quasi ecumenico, in cui il Capo dello Stato ha toccato tutte le nostre problematiche, nella maggior parte vere e proprie emergenze che si trascinano irrisolte da decenni a partire dal divario sempre più accentuato tra Nord e Sud, dall’incapacità di affrontare e trovare soluzioni al dissesto idrogeologico del Paese, alla questione climatica, che in realtà è ormai un’ emergenza mondiale. Ed a tale proposito ha sottolineato quanto a questa problematica siano oggi particolarmente sensibili i Giovani, quei Giovani ai quali, almeno sino ad oggi, politici ed istituzioni di lungo, medio e breve corso, nulla hanno dato.E quando si parla di Giovani, dei nostri figli che in realtà sono diventati adulti e dei nostri nipoti, ecco echeggiare, nelle parole di Sergio Mattarella, quella parola che noi e loro si sono sentiti ripetere come una sorta di mantra a partire dagli anni Novanta in poi, Speranza. E di Speranza hanno continuato i nostri ragazzi in questui ultimi 20-30 anni mentre la disoccupazione giovanile aumentava a vista d’occhio e la meritocrazia, che avrebbe dovuto costituire il criterio di scelta per offrire ai nostri figli e nipoti un lavoro, rimaneva soltanto tema di sterili dibattiti. Ma in un discorso aperto al futuro, in cui Sergio Mattarella ha cercato di aprire nei suoi connazionali il cuore alla speranza, andare a mettere il dito nella piaga avrebbe significato esasperare toni e concetti nel momento meno adatto. E nel rendere omaggio agli Uomini e Donne dello Stato, delle Forze dell’Ordine, ai Militari delle nostre missioni impegnate sullo scacchiere internazionale; ai nostri ricercatori e scienziati, ai nostri astronauti, oggi protagonisti delle conquiste spaziali, il Capo dello Stato non poteva affrontare e parlare di quegli Uomini, che pur essendo dello Stato a questo non fanno decisamente onore. Delle collusioni e connivenze sempre più profonde tra mafia, ‘ndrangheta e politica. Alla corruzione che pervade ogni ganglio dell istituzioni, che danneggia e spesso condanna all’estinzione gli imprenditori onesti. Non poteva certo accennare neppure al parlamentare di Fratelli d’Italia che comprava i suoi voti dalla ‘ndrangheta nè del Prefetto di Cosenza pescata con una mazzetta di 700 euro nella borsetta, frutto di una sorta di tangente che aveva preteso da una coraggiosa imprenditrice di Cosenza che ha avuto l’ardire di denunciarla. E neppure un accenno a Roma, alle condizioni di degrado in cui un sindaco imbelle ha ridotto la capitale d’Italia; ad una città divenuta uno dei centri del narcotraffico internazionale in cui giovani senza cultura e senza speranza, cercano facili guadagni non esitando ad assassinare, proprio per soldi, un giovane coetaneo. A questa Italia, che pur esiste minacciosa, Mattarella non ha fatto nessun riferimento, neppure velato. E forse ha fatto bene. Per chi cerca di aprire il cuore alla speranza, di disegnare un futuro operoso e di pace, sarebbe stato un controsenso. Ma il silenzio di Mattarella non significa che Egli, come ha sempre fatto, ignori l’altra metà del cielo, pronto a battersi perchè qualcosa cambi!

Romano Tripodi



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