Domenico Giani, quella alta onoreficenza che non stempera, anzi accentua l’amarezza

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Tre giorni fa, nel corso di una solenne cerimonia nel Palazzo del Governatorato, l’ex Comandante del Corpo della Gendarmeria, Domenico Giani, è stato insignito del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Piano, la più alta onorificenza riservata ai laici della Santa Sede. A consegnarla, a nome di Papa Francesco, è stato il cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato dello Stato Vaticano, alla presenza del Sostituto della Segreteria di Stato, monsignor  Edgar Pena Parra e del nuovo Comandante della Gendarmeria, Gianluca Gauzzi Broccoletti. Durante la cerimonia, dicono le cronache, il cardinale Bertello ha espresso a Giani il suo apprezzamento per il lavoro svolto in oltre venti anni di servizio, facendosi interprete della rinnovata gratitudine di Papa Francesco. Un ‘onorificenza che, per quanto ambita, non può in alcun modo stemperare la profonda amarezza dell’ex comandante della Gendarmeria, di fatto costretto a rassegnare, il 14 ottobre scorso, le dimissioni, per quella ragion di Stato; che ha prevalso sulla stessa verità e che ha fatto di Domenico Giani, il capro espiatorio di una vicenda riguardante l’inchiesta sugli investimenti immobiliari per milioni di euro della Santa Sede ed esplosa, in seguito alla diffusione, all’esterno delle Mura Vaticane, di quella disposizione di servizio; che riportava i nomi e le foto dei cinque dipendenti che vi erano coinvolti, diffusione artatamente attribuita allo stesso Comandante ma alla quale, come verrà riconosciuto dallo stesso Francesco, Giani risulterà completamente estraneo. Scivolato su quella buccia di banana che alcuni dei suoi nemici, avevano colpevolmente piazzato sul suo percorso istituzionale, con unico intento: sbarazzarsi di chi quella vicenda di malaffare aveva scoperto e sulla quale non era stato in silenzio, fedele come sempre al Papa ed alla Chiesa E proprio per garantire la giusta serenità per il proseguimento delle indagini sullo affaire, pur non avendo alcuna responsabilità soggettiva; sulla divulgazione all’esterno della disposizione di servizio, che riportava i nomi e le foto dei cinque dipendenti coinvolti, Domenico Giani, l’angelo custode di Papa Benedetto XVI prima e di Papa Bergoglio, poi, ha rimesso il proprio mandato nelle mani del Santo Padre, sottoposto alle pressioni di quella parte della Segreteria di Stato che non da oggi ne osteggia scelte e comportamenti.

Romano Tripodi



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