C’è anche Scilla, e non avrebbe potuto essere altrimenti, tra i 40 borghi marinari più belli d’Italia, nella ambita classifica stilata da “Dove”, lo storico periodico di turismo e tempo libero,edito dal Corriere della Sera. In graduatoria il paese, in provincia di Reggio Calabria, in cui si perpetua da millenni il mito di Glauco e Scilla, cantato da artisti e poeti e ripreso da Ercole Luigi Morselli nelle sue tragedie, occupa il quindicesimo posto, a conferma dei passi avanti compiuti negli ultimi trent’anni in tema di accoglienza, ospitalità, ricettività e mobilità, traguardi raggiunti tra mille difficoltà, grazie alla tenacia di piccoli imprenditori locali, capaci di cogliere la trasformazione di un territorio povero che aveva nella pesca e nell’agricoltura, legata alla produzione di vino ed olio, le sue uniche risorse. Grazie ad un paesaggio unico al mondo, affacciata sullo Stretto di Messina, a 9 chilometri da Villa San Giovanni, estrema punta dello Stivale, a 10 km da Bagnara ed a 23 da Palmi, situate immediatamente a nord, Scilla ha saputo preservare intatti i suoi “tesori”, a partire dall’ antico Castello dei Ruffo, che domina il suo golfo, riuscendo a fare di Chianalea, l’antico e disadorno borgo dei pescatori scillesi, una delle meraviglie dell’Unesco. Le povere casette, in qualche caso veri e propri monolocali, affacciate sul mare e con scivoli in pietra per consentire l’attracco delle imbarcazioni durante il maltempo, sono diventate ridenti bed& breakfast e persino alberghi 4 stelle o pensioni. Una proposta ricettiva varia, anche nei prezzi, al pari dei ristoranti con terrazza sul mare e dei pub capaci di soddisfare gusti e tasche di una clientela giovane. Ma è in tema di mobilità che Scilla ha vinto, soprattutto d’estate, la sua scommessa proponendosi come modello di efficienza per località marinare dove l’ingorgo da auto, soprattutto d’estate, regna sovrano. Decine di apemobili, in gran parte condotte dai rispettivi proprietari, accorrono, su chiamata dei turisti che per pochi euro, possono spostarsi da Chianalea a Marina Grande o raggiungere San Giorgio, la parte alta del paese, senza essere costretti ad attese estenuanti sotto il sole. Un tipo di mobilità che concilia il visitatore con le bellezze del luogo, gli consente di goderle appieno senza precipitare in quel tipo di stress e di ansia da quattroruote che finisce per rendere indigesta ogni vacanza, anche quella trascorsa nel posto più ameno.
Romano Tripodi

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