Nella grande retrospettiva che Roma dedica in questi giorni a Carlo Rambaldi, l’artista-artigiano più creativo della storia del Cinema, l’indimenticabile padre di E.T., tre volte premio Oscar per gli effetti speciali nel capolavoro di Steven Spielberg, nel King Kong di John Gullermin e nell’Alien di Ridley Scott, c’è un piccolo-grande assente. Si chiama Scarpantibus, l’uccellaccio dal becco adunco e dagli scarponi dalle dimensioni spropositate e dalla foggia antica, nato dalla mente di Giorgio Bracardi che ne fece uno dei suoi personaggi approdati, con indubbio successo, nelle trasmissioni di Renzo Arbore. Ma Scarpantibus sarebbe rimasto una creatura virtuale se Giorgio Bracardi ed il sottoscritto, che di Giorgio era allora amico e complice in chiave giornalistica, non avessero incontrato sulla loro strada, Carlo Rambaldi, l’unico in grado di trasformare un’idea in una sorta di creatura vivente. Proprio come sarebbe avvenuto alcuni anni dopo con E.T. e come era già avvenuto con il King Kong di Gullermin. Ad incontrarlo nel suo enorme laboratorio, una sorta di antro dei miracoli non fu difficile. Rambaldi, nonostante il successo era e sarebbe rimasto un uomo semplice e soprattutto pronto a dare sempre una mano a chi ne avesse avuto bisogno. E lui che avrebbe potuto congedarci con una frase di rito, così frequenti nel mondo dello spettacolo, accettò di “lavorare”, e perlopiù senza chiedere neppure un rimborso spese, per due perfetti sconosciuti. E fu così che, nell’arco di un paio di settimane, nacque Scarpantibus che prima ancora di approdare in televisione, portammo, per l’esordio pubblico, ad Ostia. A tenerlo a battesimo, nello stabilimento della Vecchia Pineta, una giovanissima Tarin Power, sorella della già famosa Romina, che avrebbe poi sposato, in quel di Cellino San Narco, AlBano Carrisi.
Romano Tripodi

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