ROMA. A leggere i curricula dei 65 membri della Commissione di Valutazione Ambientale insediata recentemente dal Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin e che dovrà dare il suo illustre parere sul progetto del Ponte sullo Stretto si rimane decisamente allibiti e presi da un senso di scoramento. Dei 65 prescelti dal titolare del Dicastero di viale Cristoforo Colombo soltanto 40 presentano le caratteristiche idonee a svolgere il compito loro assegnato. Parliamo di geologi, forestali, biologi, agronomi, ingegneri, architetti con competenze specifiche legate ai temi dell’ambiente. Per i restanti 25 ci si domanda che ruolo possano svolgere nella Commissione consiglieri comunali, ex sindaci o vice sindaci, più in generale politici legati a Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, in altre parole alla maggioranza di governo, accomunati al primo gruppo dal sostanzioso cachet percepito che comporterà per lo Stato, e quindi per noi contribuenti, una spesa annua complessiva ci quasi due milioni di euro. Spesa che si aggiungerà alle tante stanziate in questi ultrmi 40 anni per il Ponte; per progetti e studi per un’opera che rischia di trasformarsi in una autentica “cattedrale nel deserto”, proprio per la sua complessità e la sua inutilità. Perchè prima di pensare al Ponte, glorificandolo come una delle nuove “meraviglie del mondo”, sarebbe stato indispensabile dotare la Calabria e la Sicilia di una rete ferroviaria adeguata, capace di assorbire quel traffico intenso che dovrebbe sfrecciare sul Ponte per costruire il quale Salvini o chi per lui ha sottratto alle ferrovie proprio quel miliardo di euro che avrebbe consentito di renderle efficienti.
Romano Tripodi
articolo pubblicato il 23 gennaio 2025

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