Ma questa non è l’America che ho conosciuto e Trump non rappresenta gli americani con i quali ho convissuto e lavorato!

Avevo appena 20 anni quando venni assunto, come picture editor dalla redazione romana dell’Associated Press, che allora, come oggi aveva sede a Palazzo Grazioli, al civico 5 dell’omonima piazza. E con gli americani ho lavorato e convissuto per oltre venti anni, trasmigrando successivamente dalla redazione fotografica a quella giornalistica, il news desk. Per i mass media italiani mi sono occupato delle guerre mediorientali, di quella lacerante del Vietnam, di cronaca nera, della Libia di Gheddafi, dell’Iraq di Saddam Hussein, di Olimpiadi, di Cassius Clay, ribattezzato Mohammed Ali, dei Mondiali di Formula uno e persino delle sfide planetarie di scacchi tra Fisher e Spasky. SI può dire che proprio scrivendo per l’Associated Press abbia potuto conoscere il Paese America ed il suo popolo, anche attraverso i suoi Presidenti, dall’indimenticabile John Fitzgeral Kennedy a Johnson, da Nixon a Carter, artefice di uno storico incontro fra il premier israeliano Rabin ed il capo di Al Fatah, Yasser Arafat, foriero di quegli accordi di Camp David che, illudendoci, pensavano potessero porre fine ai conflitti arabo-israeliani, ponendo le basi alla convivenza tra lo Stato palestinese ed Israele. Per quei Presidenti, che rappresentavano gli Stati Uniti, ed erano considerati una sorta di paladini dell’Occidente, con rapporti chiari ed incoraggianti con l’Europa, la Casa Bianca ed in particolare la Stanza Ovale, che era il loro Ufficio, era una sorta di Santa Santorum, dove erano ammessi pochi eletti e naturalmente tutti i Capi di Governo e di Stato in visita ufficiale a Washington. Ebbene da ieri quella Stanza Ovale è stata dissacrata! La becera, vile aggressione verbale dell’attuale inquilino Donald Trump nei confronti del primo ministro ucraio Zelensky, l’ha trasformata in una cupa e degradata osteria. Le ha tolto ogni aura di sacralità finendo per gettare ombre inquietanti non soltanto sul futuro dell’Ucraina e del suo leader, cui nell’incontro di ieri, non sono certo mancati dignità orgoglio e coraggio, ma sulla stessa America. Chi come noi all’America deve indirettamente le sue affermazioni professionali, non può in alcun modo pensare che Donald Trump, che un collega pù giovane, ha definito “grande immobiliarista” in una recente trasmissione televisiva, possa veramente rappresentare gli Stati Uniti, quel Paese cui l’Italia deve la sua libertà e la rinascia del dopoguerra, e che per oltre 70 anni è stato sinonimo di Democrazia. Ci piacerebbe che oggi gli americani tornassero ad essere quelli che abbiamo conosciuto, frequentandoli; che si svegliassero da quel letargo in cui sembrano sprofondati, si rendessero conto che un presidente che fa gli interessi di Putin, non è degno di trascorrere un giorno di più in quella Stanza Ovale così dissacrata! E vorremmo che a svegliarsi fosse anche l’Europa che ha ridotto Bruxelles e Strasburgo ad una comunità di burocrati e lobbisti dai lauti stipendi!

Romano Tripodi

articolo pubblicato il 1 marzo 2025



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