Che l’archistar Libeskind sia entusiasta del Ponte sullo Stretto non sorprende…..

MESSINA. Accolto con tutti gli onori, in quel di Messina, dalla commissione ponte con la quale si è confrontato, il grande architetto Daniel Libeskind, polacco di nascita ma con passaporto statunitense, ha avuto parole a dir poco entusiastiche per il Ponte sullo Stretto, che ha definito la futura “grande meraviglia del mondo”, un ‘opera in grado di cambiare il volto della Calabria e della Sicilia, di fare di Reggio e Messina il nuovo Faro del Mediterraneo, di migliorare la qualità della vita, in termini economici, sociali ed ambientali, dei cittadini delle due sponde dello Stretto. Ma l’entusiasmo dell’archistar non sorprende e pecca di partigianeria. Perchè sarà proprio Libeskind, nel caso che il Ponte diventasse realtà, a realizzare , quale vincitore del relativo progetto, il Centro direzionale di Villa San Giovanni, che dell’opera principale dovrà essere una sorta di motore. Non sappiamo se nell’incontro con i componenti la commissione ponte, che se non andiamo errati, vide la nascita oltre quaranta anni fa ed ebbe come skipper, l’allora direttore della Gazzetta del Sud di Messina, Calarco, siano state affrontate anche le tante problematiche che dovrebbero attenuare tanto entusiasmo. Sulle pagine di questo blog, noi che a Scilla siamo vissuti e che conosciamo i mali endemici sia della Calabria che della Sicilia, le abbiamo ripetutamente elencate. Ed alle tante vogliamo aggiungerne alcune nuove, delle quali, poco e nulla si è detto e scritto. Oltre che sul rischio sismico ,che da secoli incombe proprio sulle due sponde dello Stretto ,vale la pena soffermarsi sullo smaltimento dei milioni di tonnellate di detriti, i cosiddetti terreni di risulta,che con la nascita e la profilerazione dei cantieri, ed i previsti espropri, saranno prodotti. A questo proposito quanti si battono per la costruzione del Ponte sostengono che non un solo grammo di questi detriti finirà nell’incontamitato mare calabro-siculo. Saranno trasportati, su speciali chiatte, parte a Messina e parte a Gioia Tauro e serviranno oer una massiccia opera di ripascimento della costa. Trascurando un piccolo dettaglio: il ripascimento si fa solutamente con sabbie compatibili con quelle erose dal mare e non già con il cemento. Altro motivo di riflessione il fatto che da sempre, il settore del movimento terra, trasporto compreso, è nelle mani della’ndrangheta che difficilmente rinuncerà ad un affare come questo.

Ma a preoccuparsi del Ponte sullo Stretto dovrebbe essere anche Terna, il colosso della elettricità, che realizzerà, entro l’anno, il nuovo elettrodotto sottomarino fra la Calabria e la Sicilia, quasi in contemporanea con l’opera magnificata dall’archistar, Libeskind!

Romano Tripodi

articolo pubblicato il 16 gennaio 2025



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