C’è chi pensa sia ormai giunto il momento di abolire il canone Rai, tagliare cioè le risorse che sino ad oggi hanno consentito all’azienda di Stato, definita in tempi non lontani il più prolifico cantiere culturale del BelPaese, di tenere testa alla tv commerciale. Chi invece ha iniziato a battersi per l’abolizione delle tasse universitarie senza le quali il mondo accademico non potrebbe garantire stipendi a docenti ed impiegati vari nè tantomeno sostenere quel mondo della Ricerca senza il quale il futuro e la qualità dei nostri atenei sarebbero definitivamente compromessi. Ma non manca neppure chi rilancia l’ipotesi di distribuire a milioni di famiglie indigenti un assegno mensile adeguato alle normali esigenze di sopravvivenza qutotidiana. A scorrere questi primi annunci elettorali dei leader di partito che si daranno battaglia nelle elezioni politiche del 4 marzo c’è da rimanere più che sconcertati decisamente atterriti. Abbiamo netta l’impressione che pur di raccogliere voti, strappandoli magari agli stessi alleati di schieramento, siano disposti a tutto ma soprattutto abbiamo imboccato una strada senza uscita, non tanto per loro, quanto per il Paese: quella dell’abolizione ! E poco importa che resti decisamente nel vago dove e come andare a trovare fondi sostitutivi, senza i quali, ad esempio Rai ed Università farebbero la fine dell’Alitalia, la nostra compagnia di bandiera, portata al fallimento da dirigenti incapaci ed oggi in procinto di diventare tedesca, costola della potente ed affermata Lufthansa. Una eventualità che ai candidati delle prossime politiche non sembra incutere soggezione, abituati come sono stati in questi anni ad assistere, impotenti all’accaparramento in mani straniere, dei nostri marchi più prestigiosi.
Elementari nozioni di economia vogliono che se si tagliano da una parte fondi sino a ieri indispensabili per la sopravvivenza di imprese ed istituzioni, si debba necessariamente avere la capacità di riempire quei buchi con pari risorse, reperite altrove. Ebbene i cosiddetti “abolazionisti” dell’ultima ora non ci hanno detto dove e come fare per scongiurare questo ennesimo blackout finanziario. E non vorremmo che si verificasse, ma all’ennesima potenza, l’ennesimo Caso Etruria. Ed a pagare sarebbero i superstiti del sistema, sempre meno numerosi e sempre più disperati!
Romano Tripodi

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