La decisione del Governo Gentiloni di inviare una missione militare in Niger, considerato il crocevia africano per il traffico dei migranti e dei terroristi islamici, dalla Libia all’Europa, e quindi all’Italia, pecca per tempistica e per azzardo. E’ stata infatti adottata da un esecutivo ormai in disarmo e rischia di essere approvata da un Parlamento che proprio in queste ore il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha deciso di sciogliere, fissando per la prima decade del prossimo marzo-quasi certamente il 7 di quel mese- la nuova consultazione politica. Ma la missione, che in base al trattato firmato dal nostro ministro della Difesa Pinotti e dall’omologo nigerino, comporterà l’invio nel Paese dell’Africa occidentale, privo di qualsiasi sbocco al mare, confinante al nord con Algeria e Libia e ad est con il Ciad, di un contingente formato da 500 parà della Folgore e 150 automezzi, non potrà essere immune da coinvolgimenti bellici. Non sarà, contrariamente a quanto sostiene il nostro Capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Graziano, una semplice “no combat mission”. I nostri soldati, privi peraltro nella fase iniziale, di una adeguata copertura area, si troveranno ad operare in un territorio in gran parte desertico, dove è forte la presenza di milizie jihadiste, lungo confini naturalmente incrotrollati, che dovranno richiedere una attività di sorveglianza complessa che tenga conto della capacità di spostamento non soltanto delle milizie jihaidiste, ma anche dei trafficanti di armi e di esseri umani. Una situazione strategico-logistica che avrebbe richiesto, prima dell’invio del nostro contingente, la pianificazione di una missione che coinvolgesse direttamente non soltanto le forze armate delle 5 ex colonie francesi già presenti in questa area (Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger) ma anche un apporto militare di Spagna e Germania. Non vorremmo infatti che, come è avvenuto per anni e sino ad oggi per le rotte del Mediterraneo, l’Italia, fosse lasciata ancora una volta da sola a cavarsela, ed in una situazione ben più a rischio, che ha tutte le premesse per tradursi in un coinvolgimento bellico di anni, con l’ennesimo spreco di risorse finanziarie. Quest’anno il governo italiano spenderà 24 miliardi di euro in Difesa, pari a 64 milioni di euro al giorno mentre è in continuoi crescendo la nostra produzione bellica a paesi terzi. Armi che finiranno in parte nelle mani di quelle milizie e di quei terroristi islamici che i nostri parà dovrebbero contrastare!
Romano Tripodi

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