Per il Ponte sullo Stretto manca ancora lo studio di fattibilità

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Da qualche settimana non si parla più del Ponte sullo Stretto di Messina , invocato a gran voce del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e ritenuto un’opera fondamentale ed architettonicamente senza precedenti per unire, in tempi rapidi, laCalabria alla Sicilia, in un processo di ammodernamento e di sviluppo socio-economico del Mezzogiorno d’Italia. Ma l’improvviso silenzio istituzionale si spiega. Probabilmente Salvini, o chi per lui, si è accorto che prima di fissare tempi, modi e costi dell’avveniristico Ponte a campata unica tra Santa Trada, a pochi chilometri da Scilla e Cannitello, sulla costa calabra, e Ganzirri, a ridosso di Punta Faro, sulla costa siciliana, è indispensabile munirsi e procedere allo “studio di fattibilità tecnica ed economica”, la cui importanza “strategica” è ribadita dal legislatore nazionale in fase di promulgazione del “codice dei contratti pubblici”. Parliamo di una Relazione illustrativa che dovrà contenere le caratteristiche funzionali, tecniche, gestionali ed economico-finanziarie del Ponte sullo Stretto; l’analisi dello stato di fatto delle sue eventuali componenti, architettoniche, geologiche ed economiche. Ma per un’opera destinata ad avere un impatto enorme ed imprevedibile su uno dei Paesaggi più belli ed unici del Mondo, avrà un’importanza altrettanto fondamentale la valutazione preventiva della sostenibilità ambientale e della compatibilità paesaggistica dell’intervento. Termini lessicali che probabilmente il ministro ignora nè sappiamo se abbia avuto modo in questi mesi di battage pubblicitario di prendere visione dei “requisiti dell’opera da progettare, delle caratteristiche e dei collegamenti con il contesto” nei quali l’intervento si inserisce, con particolare riferimento alla “verifica” dei vincoli ambientali, storici, paesaggistici, architettonici, inerenti alle aree ed agli immobili interessati dalla costruzione del Ponte sullo Stretto. Ma c’è un precedente che conforta quanti, come chi scrive, si battono da anni contro la realizzazione di un ‘opera che riteniamo inutile: trenta anni fa si decise di dar vita alla Cisterna -Valmontone. In quel caso si spesero centinaia di milioni di vecchie lire per lo “studio di fattibilità”, vi furono impegnati fior di professionisti, ma l’arteria, a tutt’oggi, non ha mai veduto la luce.

Romano Tripodi



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