Omicidio Vannini, per i Ciontoli si aprono le porte del carcere

Scritto il

Questa volta ha vinto la Giustizia, quella vera che non accetta condizionamenti e pressioni di parte. La quinta sezione della Suprema Corte di Cassazione, accogliendo in toto le richieste del Pubblico Ministero, ha riconosciuto Antonio Ciontoli, la moglie Maria Pezzillo, i figli Martina e Federico, colpevoli dell’omicidio di Marco Vannini, morto, nella notte tra il 17 e 18 maggio del 2018, nella villetta di Ladispoli, confermando la sentenza pronunciata dalla Corte D’Appello bis e le relative condanne: quattordici anni ad Antonio Ciontoli, nove anni e quattro mesi di reclusione alla moglie ed ai due figli. Per tutti gli imputati, riconosciuti colpevoli di omicidio volontario, si apriranno ora le porte del carcere, essendo ormai esauriti tutti i gradi di giudizio. Impensabile ed improcedibile, proprio per il ruolo avuto dalla Cassazione nel rendere giustizia a Marco Vannini ed ai suoi genitori, che si possa ipotizzare una eventuale revisione del processo. Ed oggi, nell’aula Giallombardo, il Pg , nella sua arringa definitiva, ha escluso anche quell’attenuazione della pena su cui contavano gli avvocati della difesa. “Mentirono tutti, Antonio Ciontoli, la moglie ed i figli”, tutti complici di un unico disegno criminoso. Ritardarono, complici, i soccorsi, quei soccorsi che se fossero stati tempestivi avrebbero potuto salvare Marco Vannini. Assistettero insensibili alla sua agonia, preoccupati esclusivamente di salvaguardare i propri interessi, dimentichi della sorte di quel ragazzo che avrebbero dovuto difendere.

La sentenza bis della Cassazione sconfessa ancora una volta quella pronunciata in prima istanza dalla Corte di Appello che aveva ritenuto Antonio Ciontoli colpevole “soltanto” di omicidio colposo, condannandolo a cinque anni di reclusione, una pena irrisoria, che aveva provocato la reazione corale dell’opinione pubblica ed accentuato il dolore, che resterà sempre profondo e vivo, dei genitori di Marco Vannini, che alla Giustizia, quella con la G maiuscola, hanno sempre creduto!

Romano Tripodi



Lascia un commento