L’Italia va in rovina ma noi ci preoccupiamo di Donald Trump

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I terremotati di Lazio, Umbria, Abruzzo e Marche, abbandonati a loro stessi, nell’attesa, vana, di quelle casette prefabbricate che avrebbero dovuto essere realizzate prima che neve e freddo rendessero tragica la loro situazione, con proclami di ricostruzione che hanno il senso del vuoto per gli sfollati dei tanti comuni e borghi destinati a rimanere macerie. Un governo, a guida Renzi, che per tre anni si è preoccupato soltanto di salvare le banche, che avevano truffato i risparmiatori, sino a derubarli di quel poco o tanto che erano riusciti a custodire per fronteggiare tempi ancora più cupi degli attuali. Una Capitale sempre più nel degrado, scivolata nei bassifondi delle classifiche di merito stilate dagli istituti specializzati che denunciano la acclarata e drammatica situazione in cui versano i servizi essenziali-rifiuti, mobilità, trasporti, abusivismo di ogni genere- mentre il suo sindaco, Virginia Raggi, è chiamata tra poche ore a difendersi, davanti al Magistrato, dalle accuse di falso ed abuso di ufficio, con il rischio, tutt’altro che remoto, di essere costretta a dimettersi, dopo aver impiegato i primi cinque mesi del suo mandato, a rendere ancoro più critico, sino al punto di non ritorno, il funzionamento della macchina amministrativa, incapace, lei e la giunta pentastellata, di gestire persino l’ordinario. Un ‘Italia allo sfascio su cui incombe il macigno della procedura d’infrazione, preannunciata dalla Unione Europea per un bilancio che non torna e per conti-ma non sarebbe la prima volta- a dir poco taroccati, con un passivo che si vorrebbe giustificare in parte con i danni, per decine di miliardi, provocati dalle due scosse di terremoto che, ad agosto ed ottobre 2016, hanno raso al suolo paesi e borghi del Centro-Italia, provocando centinaia di morti e distruggendo centinaia di piccole e medie aziende zootecniche ed agricole, che mentre le bestie muoiono al gelo, attendono quelle stalle prefabbricate promesse e mai arrivate.

Ebbene con un quadro del BelPaese che dovrebbe indurre tutti, istituzioni pubbliche e governative, istituti finanziari, imprenditori privati ed aziende di Stato, a rimboccarsi le maniche, per dare, tutti insieme, una scossa alla Nazione, scongiurando la fine drammatica della classe media, politici e stampa, continuano ad occuparsi di Donald Trump. Non paghi di averlo dato sconfitto, prima di attendere il responso elettorale; di averlo ricoperto di epiteti offensivi, perseguono nel loro errore di fondo: confondere il Capo della Casa Bianca con il Tycoon descritto per anni dalla stampa rosa, ignorando che la Storia degli Stati Uniti d’America, è ricca di presidenti che, pur non brillando di luce propria, potevano contare su uno organico di eccellenza e su un Congresso sempre impegnato a fare gli interessi del Paese. E se in questi primi giorni del suo mandato Donald Trump mette al primo punto della sua agenda politico-amministrativa proprio gli interessi dell’Unione, non si può certamente gridare allo scandalo ed usare, come termine di paragone, un’ Europa sempre più divisa o Paesi, come il nostro, che non sono assolutamente in grado di salire in cattedra sia per carenza progettuale che per endemica mancanza di leader politici.

Romano Tripodi



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