Lando Fiorini,il mio ricordo

Scritto il

Un grande appassionato ed entusiasta del lavoro, giustamente orgoglioso di essere riuscito, con le sue sole forze, a scontare quel mucchio di cambiali che aveva firmato, dopo i primi successi televisivi e di palcoscenico, con tanto coraggio ed un pizzico di sana “pazzia”, per dar vita al “Puff”, il locale di via Zanazzo, a pochi metri da via dei Genovesi, nel cuore di Trastevere, che sarebbe diventato la sua vera casa e che, con la generosità propria del romano verace, avrebbe messo a disposizione di tanti artisti ancora alle prime armi, trampolino di lancio per carriere allora inimmaginabili nel variegato mondo dello spettacolo. Di Lando Fiorini, che per motivi professionali, ho avuto modo di conoscere una ventina di anni fa, per poi diventarne amico vero anche se non assiduo come forse avrei voluto, è il tratto caratteriale che oggi, a poche ore dalla sua scomparsa, mi piace sottolineare. Perchè era proprio questa componente del suo dna, più ancora quella del grande artista, cantante ed attore ad un tempo, che Lando amava esaltare, nelle nostre lunghe interviste, rilasciate con cadenza annuale, alla vigilia di uno dei tanti spettacoli che hanno impreziosito il cartellone del “Puff”, facendone grazie a lui ed alla sua compagnia, un piccolo tempio della canzone romana e della romanità in senso lato. Sapere che quel locale, nato nel 1968 quasi per scommessa, era diventato una piccola impresa familiare, capace di dare lavoro e benessere ad una trentina di famiglie- quel benessere che il piccolo Lando, ultimo di otto fratelli, non aveva conosciuto- era il tema ricorrente delle nostre chiacchierate fra amici, finendo per relegare in secondo piano l’argomento spettacolo. Dell’artista, capace come pochi, di cantare Roma e le sue suggestioni, hanno scritto in molti a me piace ricordare due doti umane proprie di Lando che non trovano riscontri ed emuli nel mondo dello spettacolo, ed in particolare in quello della canzone, almeno per mia diretta e personale esperienza. La generosità e la riconoscenza. Lando non ha mai dimenticato le persone che gli sono state vicine nel corso della sua lunga carriera e non ha mai lesinato un “grazie”, quel debito di riconoscenza che molti ed ancor più illustri colleghi, hanno sepolto nell’anima e forse nella sabbia, con lacune della memoria che potrebbero suonare offensive per gli altri ma che invece sono la lampante dimostrazione della loro pochezza umana.  Ma Lando apparteneva all’altra metà del cielo e per questo era realmente e resterà per sempre un Grande!

Romano Tripodi



Lascia un commento