Con maniacale puntualità, alla vigilia di ogni tornata elettorale, i politici nostrani, di destra o di sinistra che siano, tornano a proporre fra le priorità dei loro programmi, con un mantra che su ripete ossessivamente da quando ero ragazzo, e quindi molti anni fa, la costruzione del Ponte sullo Stretto, cordone ombelicale ideale fra la Calabria e la Sicilia. A partire dagli anni Settanta, per un ‘opera che non si sarebbe mai realizzata, si sono spesi, miliardi di vecchie lire. Si è dato vita a Messina ed a Roma ad un apposito centro-studi, affidandone la guida ad un giornalista capace, l’allora direttore della Gazzetta del Sud di Messina, Giulio Calarco, infarcendolo di consulenti e collaboratori vari per progetti rimasti fortunatamente sulla carta.ma non per questo meno costosi ed inutili. Chi oggi, da Salvini a Berlusconi, parte del Pd compresa torna a perorare la causa del Ponte, senza tener conto della conformazione geologica dell’area ed in particolare del rischio sismico che la caratterizza, dimostra di non conoscere la Calabria, di non capire, o far finta di non capire, di cosa realmente questa Regione abbia bisogno, per quello scatto di qualità, che i nostri politici,a livello nazionale e locale, le hanno negato. Eppure basterebbe salire sull’Intercity 556, in partenza alle ore 10.18 da Villa San Giovanni ed arrivo a Roma alle 17,30, perrendersi conto di cosa serva oggi veramente a questa regione tra le più belle ma anche tra le più urbanisticamente violentata del Belpaese. Da Villa a San Giovanni, proseguendo per Bagnara, Pizzo Calabro, Tropea, Lamezia Terme, Sant’Eufemia Lamezia, Diamante, Ascea, sino a Sapri, i due volti della Calabria. Centinaia di chilometri di un mare incontaminato, di spiagge splendide che spiccano per ampiezza ed ospitalità, con stabilimenti e lidi a misura d’uomo, una natura unica, schiacciata da uno sviluppo urbanistico indegno. A ridosso di questo litorale che non teme confronti, sindacim assessori, geometri da strapazzo, con la connivenza dei loro politici nazionali di riferimento, hanno continuato a costruire case monoblocco, finti residence, palazzetti ignobili, che suonano offesa ad ogni criterio urbanistico. Le denunce fatte dalle varie associazioni ambientaliste in questi ultimi cinquant’anni non sono servite a nulla, anzi hanno avuto l’effetto, controproducente, di alimentare la corsa al cemento. E non è un caso che per vedere come bellezza della natura ed armonia architettonica possano coesistere, il nostro Intercity 556, in partenza da Villa San Giovanni e diretto a Roma, debba arrivare a Maratea, l’indiscussa perla della Basilicata e del Tirreno, dove la capacità di rendere armonico il paesaggio non è nata per caso ma è stata frutto dell’impegno culturale dell’Uomo, ed in particolare di Francesco Sisinni, l’indimenticabile direttore generale dei Beni Culturali, che come sindaco di Maratea, fece quello che primi cittadini altrettanti capaci ed onesti, avrebbero potuto realizzare in Calabria. Oggi chi continua a blaterare di Stretto dimostra , con un esercizio di parole e di mera retorica, di non essere salito, neppure una volta sull’Intercity 556. Un vero peccato perchè forse anche Salvini e Berlusconi avrebbero compreso le reali priorità della Calabria e del Sud in genere.
Romano Tripodi

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