IL 25 settembre gli Italiani andranno alle urne per scegliere partiti ed uomini che li dovranno governare. Si dice e si scrive che la scelta sarà tra un centro-destra targato Giorgia Meloni con l’appoggio fondamentale della Lega di Matteo Salvini, peraltro in chiara difficoltà e di Forza Italia che ancora una volta e come sempre si affida ad un Silvio Berlusconi, che pur se fisicamente non al meglio, resta il leader indiscusso di un partito che continua a perdere pezzi e che difficilmente riuscirà a superare il 10 per cento dei suffragi. Alla ritrovata compattezza ed unità di intenti del centro destra fa riscontro un centro sinistra a guida Pd ed Enrico Letta che sta faticando più del previsto per dar vita ad una coalizione coesa ed in grado di battersi ad armi pari con l’avversario politico. E senza quel “campo largo” cui Letta aspira l’esito della consultazione, sondaggi, alla mano dovrebbe essere scontato con Giorgia Meloni a Palazzo Chigi e come tale inedita interlocutrice di un’Europa che non l’ha mai amata e che difficilmente l’amerà o comunque sarà propensa ad apprezzarla anche perchè al suo fianco, e con respiro sul collo, avrà quel Matteo Salvini, amico ed estimatore di Putin e simbolo di quel populismo che a Bruxelles gode di scarsa simpatia. Questo il quadro politico che si sta delineando, un quadro che parte da un presupposto: che la memoria degli Italiani, come spesso si è ripetuto nella Storia, sia corta, e che gran parte dei nostri connazionali siano disposti a dimenticare il tradimento che Silvio Berlusconi, il putiano Matteo Salvini ed i 5 stelle di Giuseppe Conte, hanno perpetrato non solo e non tanto nei confronti di Mario Draghi e del suo governo ma contro il nostro ed il ,loro Paese, l’Italia. Se a quei connazionali che vedevano in Draghi l’Uomo in grado di fronteggiare pandemia, crisi economica e sociale, crisi energetica ed alimentare, resteranno memoria e dignità, calcoli e sondaggi numerici potranno essere ribaltati nell’urna. Se così non fosse sarebbe la Fine, con buona pace di sindaci, governatori regionali, sindacati, imprendito e lavoratori!

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