Da Bruxelles una bella notizia: il Ponte sullo stretto di Messina non si può fare!

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Tra le grandi opere che potranno essere realizzate in Italia grazie ai 250 miliardi che entro il 2021 affluiranno da Bruxelles nelle casse del Tesoro italiano non ci sarà posto per l’agognato e sospirato Ponte sullo Stretto di Messina, già bocciato, con un semplice tratto di penna, nel febbraio 2013 dal governo Monti. Ad impedire, questa volta che il ponte a campata unica, che avrebbe dovuto unire la Calabria alla Sicilia, nel tratto Santa Trada-Ganzirri, possa essere realizzato è il fattore tempo. I progetti finanziati dal cosiddetto Recovery impongono una scadenza fissa: il 2026, troppo ravvicinata quindi per consentire al Ponte di vedere la luce che, nella migliore delle ipotesi ed escludendo gli scontati ritardi in corso d’opera, richiederebbe per la sua costruzione almeno sette anni. Stando così le cose c’è da chiedersi se non sia il caso di sciogliere la commissione insediata alcuni anni fa proprio al Ministero del Tesoro proprio per studiare la convenienza dell’opera che chi conosce la Calabria, i suoi mali endemici, tra i quali spicca una sanità allo sfascio, non ha mai considerato prioritaria. E’ vero invece che quei 350 milioni di euro previsti per la costruzione del Ponte-cifra decisamente in difetto- potrebbero essere impiegati proprio per restituire slancio, vitalità e speranza alla Calabria ed ai suoi figli, a cominciare dalle strutture sanitarie allo sbando o ridotte a fatiscenti cattedrali nel deserto. Ed all’emergenza sanitaria associamo, quella altrettanto drammatica, della rete autostradale e ferroviaria che investe soprattutto la Sicilia. Ci chiediamo che senso abbia sbarcare in tempi rapidi a Messina, sfrecciando sui tre chilometri di un ponte avveniristico, per poi trovarsi di fronte ad un imbuto autostradale ed a collegamenti ferroviari con il resto dell’isola con tempi di percorrenza decisamente risibili se non scandalosi.

Non c’è dubbio infine che la bocciatura del ponte avrà una ripercussione positiva anche sul sociale. Gratteri, il procuratore capo di Catanzaro, è impegnato da anni ad una lotta a tutto campo contro la malavita organizzata e la ‘ndrangheta, assottigliandone gli organici con centinaia di arresti e sequestrando i loro immensi patrimoni mobiliari ed immobiliari, accumulati grazie ad una sempre più stretta connivenza con i cosiddetti “colletti bianchi”. Il Ponte sullo Stretto avrebbe potuto trasformarsi nella classica gallina dalle uova d’oro proprio per i clan di San ,Luca, di Rosarno, Taurianova, Gioia Tauro, così come avvenne quaranta anni fa con il centro siderurgico di Gioia Tauro, mai realizzato, ma che servì ad arricchire le cosche che gestivano, in regime di monopolio, i mezzi del movimento terra ed il relativo indotto.

Romano Tripodi



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