“Sulla Roma di Spalletti aleggia il fantasma della disfatta”. Così titolavamo, esattamente un mese fa, il nostro amaro commento all’eliminazione dei giallorossi ,guidati dal tecnico toscano, dalla Coppa Uefa ed in precedenza dalla Coppa dei Campioni. Ed in quella circostanza sollevavamo seri dubbi sulla capacità di Dzeko e compagni di riuscire a qualificarsi, almeno, per la finale di Coppa Italia. Ieri notte, in un Olimpico finalmente restituito al pieno godimento dei tifosi, la paventata disfatta si è compiuta e proprio contro i “cugini” della Lazio di Inzaghi, approdati con pieno merito in finale, grazie al successo per 2 a 0 ottenuto all’andata. Quale che sia il piazzamento finale della Roma in Campionato il fallimento è totale a meno che, ipotesi surreale, i giallorossi non riescano a conquistare il loro terzo scudetto, annullando, nelle ultime otto giornate, i 6 punti di vantaggio che vanta la Juventus di Allegri nei loro confronti. Purtroppo ieri sera, all’Olimpico, si è ripetuto per la terza volta, impietosamente, il copione di sempre. Chiamata a giocare la “partita della vita”, a mettere in campo agonismo, capacità tecnica, amore per i colori societari, rispetto per i tifosi, la Roma “americana” si è sciolta come neve al sole. Pur non giocando male l’è mancato, ancora una volta, quel “quid”, che le avrebbe consentito, per dirla alla Pupi Avati, di “fare l’impresa”, di scrivere la storia nel mondo del pallone. Epilogo legato a doppio filo al rendimento di giocatori superpagati, in una campagna acquisti, targata Sabatini, che li ha spacciati per “campioni”, e che ieri sera hanno confermato tutti i loro limiti. Ruediger, Emerson Palmieri, Paredes (chiamato addirittura a sostituire De Rossi ndr!), Bruno Peres, hanno fatto da semplice comparsa, coinvolgendo nella loro modestia tecnico-atletica, persino Manolas, Nainggolan, Strootman, Dzeko e Salah, da sempre considerati altrettanti caposaldi inamovibili da Spalletti, colpevole quanto e più dei suoi giocatori di una disfatta annunciata!
Romano Tripodi

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