Caporalato,quella Consulta nata e mai attivata

SABAUDIA-Non sorprende che. la coraggiosa ed illuminante intervista, rilasciata dall’ex magistrato Piero Calabrò, sull’inarrestabile e barbaro fenomeno del Caporalato, al Fatto Quotidiano non abbia trovato sulla grande stampa l’eco che avrebbe meritato. Un silenzio che si aggiunge ai tanti che per decenni hanno favorito lo sfruttamento e la riduzione in schiavitù di decine di migliaia di lavoratori immigrati e non solo, soprattutto in agricoltura. Ebbene da Piero Calabrò apprendiamo quello che ignoravamo. Il Tavolo del Lavoro, rimasto per anni sotto chiave è stato riaperto soltanto alcuni giorni fa all’indomani dell’uccisione di Satnam Singh nell’azienda agricola dei Lovato, tra Cisterna e Latina. Un misero tentativo per darsi un tono e per lavarsi la coscienza. Ma una fine altrettanto ingloriosa fece la Consulta per il contrasto al caporalato, fermamente voluta dall’ex Ministro dell’Interno, Maroni e di cui furono chiamati a far parte lo stesso Calabrò e l’allora dirigente del Ministero del Lavoro, Natale Forlani. Scomparso Maroni la Consulta, ufficialmente creata dall’allora titolare del Viminale, Luciana Lamorgese, divenne l’ennesimo tentativo a vuoto istituzionale, completamente ignorata dal suo successore, Matteo Piantedosi che della Lamorgese era stato capo-gabinetto. Eppure la Consulta avrebbe potuto cominciare a dare un reale e concreto contributo alla piaga del Caporalato che fa le sue vittime e crea questo popolo di schiavi non da oggi, ma da almeno trent’anni. Svolgere quella prevenzione dei reati che sopratutto in agricoltura, a nord come a sud, si sono continuati a perpetrare rendendo purtroppo tardiva l’azione della magistratura e delle Forze dell’ordine. Perchè ad assecondare lo sfruttamento di quelle migliaia di lavoratori indiani, pachistani, africani, rumeni, senza i quali non potremmo coltivare e tantomeno raccogliere ortaggi e frutta, è stata la assoluta mancanza o meglio l’inadeguata presenza di controlli. I pochi o i molti, a seconda le situazioni e le regioni, sono stati affidati all’Arma dei carabinieri ed alla Guardia di Finanza, ma sono avvenuti sempre dopo il compimento dei reati. In parole povere a cose fatte dando all’imprenditore-sfruttatore la possibilità di procacciarsi un buon avvocato ed approntare una difesa che gli evitasse anche un solo giorno di carcere, pur se colpevole di sfruttamento della persona umana, di induzione in schiavitù e di violazione di tutte le norme previdenziali. Ma mentre la fine di Satman induce il Presidente Sergio Mattarella ad un durissimo atto di accusa nei confronti di chi avrebbe potuto e dovuto vigilare in tutti questi anni, si è accesa una luce. Maurizio Falco, per quattro anni Prefetto di Latina, lascerà nei prossimi giorni il capoluogo pontino per assumere la carica di Commissario straordinario per il contrasto al Caporalato. Del dottor Falco abbiamo apprezzato in questi anni non soltanto il senso dello Stato ma anche la capacità operativa. La dote innata di sapere affrontare concretamente problemi e difficoltà; di stare fisicamente sul posto laddove fosse necessario; di creare una catena di comando ed intervento con l’Arma dei Carabinieri, la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza, Ma soprattutto ci rincuora la conoscenza diretta di quel fenomeno che sarà chianato a contrastare, senza fare sconti a nessuno. Non sarà facile, ci vorranno anni, bisognerà, creare una rete di controlli reale che non si limiti al settore agro-alimentare ma si occupi di quanto accade nel mondo della grande distribuzione e dell’edilizia. Un impegno a 360 gradi in cui ci auguriamo che il Prefetto Falco possa avere collaboratori adeguati ed idonei mezzi a disposizione!

Romano Tripodi

24 giugno 2024



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