N ell’ntervista rilasciata stamane al Corriere della Sera e corredata da un’immagine bucolica che lo ritrae, nonno felice con i suoi tre nipotini, nella villa di Arcore, Silvio Berlusconi, indica ancora una volta nella sua persona ed in Forza Italia, la stella polare del centro-destra, elemento indispensabile per consentire al la futura coalizione guidata da Giorgia Meloni, di governare l’Italia. Nella stessa intervista il Cavaliere si identifica, per quanto riguarda i rapporti con la Russia, nella posizione e nella linea seguita nei confronti di Putin e dell’Ucraina aggredita, dal governo Draghi, in altre parole dal premier che ha contribuito a sfiduciare nel momento più drammatico del nostro Paese. Ma è proprio associandosi nella sfiducia a Matteo Salvini e Giorgia Meloni che il leader di Forza Italia, ha dimostrato nel modo più palese, di non essere assolutamente in grado di proporsi come traino del centro-destra. Sposando le istanze di Lega e Fratelli d’Italia, il Cavaliere, ha compiuto un errore politico macroscopico, sordo ai consigli dei suoi collaboratori moderati. Berlusconi ha di fatto contribuito a consegnare, armi e bagagli, il centro-destra (ma non sarebbe più logico parlare di destra sic et simpliciter?) a Fratelli d’Italia, vale a dire proprio alla formazione da cui Forza Italia, quale alleata fedele del Governo Draghi, si era sempre dissociata. A quella formazione che ha raccolto via via consensi sempre più ampi grazie alla “politica del no” che si è tradotta in ostinata ed ostentata avversione alla maggioranza guidata dall’Uomo della Provvidenza, senza apportare proposte e progetti alternativi e validi. E se Giorgia Meloni dovesse salire a Palazzo Chigi per raccogliere l’eredità di Mario Draghi a Silvio Berlusconi, che continua a ritenersi l’uomo del Fare, non rimarrebbe che guardarsi allo specchio e piangere sul latte versato per aver consegnato l’Italia a chi non avrebbe mai i numeri per guidare i suoi connazionali, a cominciare da coloro che il 25 settembre la voteranno. Ed una volta sprofondati, risalire la china sarebbe impresa ardua.
Romano Tripodi

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