La Gran Bretagna aveva Elisabetta, l’Italia rischia di avere Giorgia Meloni

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Come milioni di Italiani ho seguito oggi in televisione i funerali di Elisabetta II, Regina d’Inghilterra. A colpirmi noni sono state soltanto la solennità e la perfezione della cerimonia ma soprattutto la vicinanza intima di un Popolo alla sua Sovrana; la riconoscenza palpabile per quanto Elisabetta aveva fatto per i suoi sudditi nei quasi sessant’anni di Regno. Le rose lanciate sul feretro mentre si avviava da Londra al Castello di Windsor erano l’omaggio ad una Donna che mai, in nessuna circostanza, era venuta meno ai suoi obblighi dinastici e che con fatti ed opere era riuscita a superare piccoli e grandi ostacoli, drammi familiari e no, avendo sempre per obiettivo il Bene Comune. Ma questi Funerali, che hanno evocato tempi antichi e moderni insieme, mi hanno purtroppo detto anche altro: che la Gran Bretagna, nonostante sia uscita dall’Europa, resta e resterà una perla dell’Occidente e sì anche della stessa Europa, nonostante l’abbandono. E seguendo quei funerali, che erano pur nella morte, il simbolo della vita, ho preso coscienza di quanto oggi l’Italia, il nostro Paese sia lontana per lezioni di vita, per solidità di tradizioni, per unità di intenti, da questa Inghilterra che meglio non avrebbe potuto essere rappresentata in questo storico 19 settembre 2022. E , con il pensiero rivolto alle imminenti elezioni politiche, ho preso atto di quanto distanti siano per etica, passione politica, unità di intenti, voglia di fare solo ed esclusivamente, gli interessi della propria Nazione, la Gran Bretagna di Elisabetta II e questa povera Italia, che rischia di accogliere, come inquilina, di Palazzo Chigi Giorgia Meloni, che per quanti sforzi faccia non riesce a nascondere il suo volto di populista ad oltranza e che ancor prima di presentarsi a Bruxelles, non nasconde la sua fiera ostilità nei confronti dell’altra Europa, quella che per superare le crisi drammatiche che la attraversano avrebbe bisogno proprio di far tesoro degli insegnamenti di Elisabetta.

Romano Tripodi



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