16 Marzo 1978, Via Fani: La Garconniere della strage e del sequestro Moro

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La mattina del 16 marzo 1978 giunsi in via Fani quindici minuti dopo la strage ed il sequestro di Aldo Moro. Di quel giorno, ma anche nelle 24 ore che precedettero il massacro dei cinque uomini della scorta dello statista democristiano ne ho scritto e raccontato, consapevole che nessuno avrebbe mai mosso un dito per salvare l’ Uomo del compromesso storico, tantomeno quei comunisti per i quali lui si era tanto adoperato per farne un futuro alleato di governo.Oggi, a distanza di 42 anni da quel tragico evento che avrebbe mutato per sempre il corso storico del nostro Paese, ho vivo nella memoria il ricordo di quella mattina e la conferma di indagini che non furono mai fatte o se lo furono, avrebbero avuto un unico obiettivo: fare di tutto perchè Moro non si salvasse!

E come in un film scorrono ancora oggi nella mia mente quei fotogrammi di una pellicola che non sarebbe mai stata sviluppata. A cominciare dalla strana coppia, mai identificata ma che ebbe una parte attiva e determinante nella preparazione della strage e nel sequestro di Aldo Moro. Un capitolo mai scritto che chiamerò

La Gar Conniere della Strage

Mancano pochi minuti alle 0900 di quel 16 marzo 1978 quando, da un monolocale di un enorme condominio di via Stresa, abitato allora in prevalenza da extracomunitari di nazionalità nigeriana, escono un  uomo ed una donna. Lei bionda, capelli corti; lui magro, alto, con baffi. Non sembrano italiani, piuttosto tedeschi, ad avvalorare una delle ipotesi investigative della prima ora, quella di un coinvolgimento di elementi della Raf o del movimento 7 Giugno, due formazioni terroristiche particolarmente attive in quegli anni, con legami con l’Ira irlandese e con i giapponesi della Armata Rossa. La coppia che abita in quel residence da alcuni mesi è stata notata dagli altri condomini soprattutto per il cane lupo che è solita tenere al guinzaglio e che porta a passeggio ogni mattina, Ma in quel mattino del 16 marzo 1978 la coppia lo ha lasciato a casa, nel piccolo monolocale che il gestore del residence, un certo Buticchio, ha loro affittato come garconniere, ad un canone decisamente basso. A quella stessa ora si trova in zona un uomo dei Servizi. E’ il colonnello Camillo Guglielmi del Sismi e fa parte della VII Divisione che controlla Gladio, alla dirette dipendenze del generale Musumeci, già componente della p2 di Licio Gelli, inserita, con altri elementi, in quel Comitato che, coordinato dal Prefetto Amato, avrebbe dovuto salvare Moro, assicurando alla giustizia gli autori della strage e coloro che ne avrebbero gestito il sequestro.

Agli inquirenti che chiederanno al colonnello Guglielmi ragione di quella presenza antimeridiana in via Fani l’ufficiale risponderà, serafico, di essere stato invitato a pranzo da un amico che abita nel quartiere. Ma alle 9 del mattino, a Roma, allora come adesso, Corona virus permettendo, si gusta al massimo un cappuccino. Comunque ho sempre creduto che la presenza di Guglielmi e di quella della strana coppia, a via Fani,in  contemporanea, non fosse casuale.

Oggi, a distanza di 42 anni, mi chiedo come mai nessuno abbia pensato di dare un ‘occhiata a quei monolocali di via Stresa. Sarebbero stato sufficiente compiere poche centinaia di metri per scoprire se non la verità assoluta un tassello importante di un puzzle che nessuno ,ma proprio nessuno, ha mai avuto voglia di   scomporre.

Romano Tripodi



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