Aveva portato in Comune l’ amore sincero e disinteressato per la sua città, Sabaudia ma soprattutto il suo vissuto di Militare, il suo essere sempre e comunque un Galantuomo, la sua capacità innata di proporsi agli altri. Uomo di passione e cultura, che in politica,a Sabaudia come altrove, è dote sempre più rara. Un incontro casuale, il nostro, a Palazzo Barberini, venti anni fa. Occasione, un convegno che aveva come tema il giornalismo e le sue mutazioni all’inizio del terzo millennio. Relatori, insieme al sottoscritto, altri colleghi della carta stampata e Giorgio Fanfani, il primogenito del leader democristiano, Amintore. Una stretta di mano e fu facile intuire che quel sindaco, che avrebbe avuto profondo, in tutta la sua vita, il senso dello Stato; l’orgoglio della divisa; la soddisfazione di essere riuscito a trasfondere nel figlio più piccolo, oggi colonnello, gli stessi valori della Forza Armata, aveva tutto per sottrarre la Città delle Dune ad una vocazione eminentemente agricola per farne un microcosmo sociale e turistico, capace di reggere il confronto con le più blasonate e gettonati centri rivieraschi del Belpaese. Ed Armando, come lo avrei sempre chiamato, fu probabilmente determinante nella mia decisione di lasciare definitivamente Roma per trasferirmi a Sabaudia e farne la mia seconda città, complice la possibilità di poter continuare anche qui il mio lavoro. E da quel momento il legame umano e professionale con il Generale sarebbe continuato ininterrottamente per la durata dei suoi quasi tre mandati da sindaco e nel successivo periodo trascorso nella palazzina di via Carlo Alberto, quale Commissario straordinario del Parco Nazionale del Circeo. La Cultura, dicevamo,unitamente ad una intelligenza viva ed alla passione per la scrittura, costituivano indubbiamente quel valore aggiunto raramente riscontrabile in altri politici. Una dote che la sua esperienza di addetto militare a Parigi aveva contribuito a rafforzare. Ma in politica spesso i compagni di viaggio non li puoi scegliere e finisci, alla fine, per accettare anche quelli che non vorresti. Le parole “sfiducia” e “compromesso” non trovavano posto nella mente e nell’animo del generale Bellassai, che generale è stato sempre chiamato da amici ed avversari, consapevoli gli uni e gli altri, della caratura di questo Primo Cittadino, la cui eredità, si è purtroppo persa per strada. Ma per chi gli è stato vicino e gli ha voluto sinceramente bene, resterà sempre vivo il suo ricordo e la speranza che qualcuno, prima o dopo, anche nelle opere e nei fatti, cerchi in qualche modo di eguagliarlo! Ma sarà sinceramente difficile. Addio Generale!
Romano

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