Fra i tanti opinionisti che frequentano, per vanità ed esibizionismo, ma anche per decennale abitudine, il “Porta a Porta”, con confessionale incorporato di Bruno Vespa o il più frizzante e logorroico MaratonaMentana, c’è chi vede nella decisione di Matteo Renzi di lasciare il Pd, dopo averne favorito l’alleanza di governo con i Cinquestelle, l’intento di rinverdire non soltanto il “suo cerchio magico” di Aretina memoria ma di ampliarlo a nuovi adepti sino a farlo diventare il nuovo centro destra aperto a quei moderati che alle prossime elezioni politiche potrebbero fare la differenza. Una valutazione che urta contro la realtà e che lo stesso Renzi, pur non smentendola, sa benissimo che nè oggi nè domani sarà realizzabile. Per rimanere tra i protagonisti della politica italiana e continuare a sedere in Parlamento con almeno una parte degli ex compagni del Pd che lo hanno seguito nell’avventura, Renzi ha soltanto una carta da giocare: “tenere costantemente sulla graticola” Conte grazie alle pressioni esercitate con quei ministri e sottosegretari che è riuscito ad infilare nel governo giallorosso, per costringerlo a pronunciarsi, quando sarà il momento di votare la nuova legge elettorale, per il Sistema Proporzionale. In altre parole l’arma dell’ex premier sarà sostanzialmente il Ricatto.
Renzi sa benissimo che con il sistema Maggioritario il suo nuovo partito non andrebbe infatti da nessuna parte. Nel Maggioritario il voto si esprime infatti in collegi (uninominali) ed il vincitore, come ha lucidamente spiegato quel grande politologo che resta Giovanni Sartori, è chi taglia per primo il traguardo, ossia chi prende il maggior numero di voti. Un sistema che garantisce la governance e che soprattutto scongiura la frammentazione dei partiti privilegiando il rapporto tra quel candidato ed il territorio perchè è il singolo elettore che sceglie, spesso tra i due candidati destinati al ballottaggio a meno che il primo classificato non prenda, al primo turno, il 50 per cento più uno delle preferenze.
Nel Proporzionale, dove spesso difetta la qualità dei politici, ad indicare i candidati, sono i partiti. E se un partito prende ad esempio il 30 per cento dei voti, prenderà anche il 30 per cento dei seggi. E’ evidente che Renzi e la sua formazione “Italia Viva” non potranno mai raggiungere una parcentuale del genere ma basterà loro arrivare alla soglia del 5 per cento per rimanere in Parlamento, contando magari in alleanze del momento. Un traguardo che con il Maggioritario, non potrebbero mai raggiungere rischiando la definitiva emarginazione parlamentare e l’agonia politica.
Romano Tripodi

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