L’ombra dei Servizi nell’omicidio di Marco Vannini

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L’omicidio di Marco Vannini, il giovane di 23 anni ucciso da Antonio Ciontoli nella villetta di via Alcide De Gasperi, a Ladispoli, nella notte fra il 17 e 18 maggio 2015, rischia di trasformarsi in un giallo nel giallo. La Emme Team, la società americana di informatica che riuscì a ricostruire,captandole, le parole pronunciate dal povero ragazzo durante l’ultima telefonata fatta da Antonio Ciontoli al 118, è stata in grado, nel prosieguo delle indagini chiesto dagli avvocati di parte civile, ad isolare la voce di due persone sconosciute che, non si sa a quale titolo, erano presenti, quella sera nell’abitazione dei Ciontoli. Sono complessivamente sei parole dalle quali si evince che i due sconosciuti avrebbero suggerito, come comportarsi e cosa dire, a Federico Ciontoli, il primogenito di Antonio nonchè fratello di Martina, fidanzata di Marco. Per il processo di revisione in Corte d’Appello, disposto dalla Suprema Corte di Cassazione ed iniziato l’8 luglio scorso è un autentico colpo di scena, che non fa che avvalorare quanto abbiamo sostenuto: i tanti vuoti riscontrati in fase istruttoria, con indagini a dir poco lacunose che hanno indotto, mesi fa, il Ministro della Giustizia, Bonafede ad avviare un procedimento displinare nei confronti del pm di Civitavecchia, Alessandra D’Amore, responsabile di un ‘istruttoria, che negò, tra l’altro, al generale Luciano Garofano, già comandante dei Ris ed attuale consulente della famiglia Vannini, l’accesso nella villetta Ciontoli, per effettuare i rilievi del caso.

Non c’è dubbio che dalla attribuzione delle due voci maschili ad altrettanti personaggi, sino ad oggi completamente estranei al processo, dipenderanno esiti giudiziari inimmaginabili, destinati ad aggravare ulteriormente la posizione degli imputati ed in particolare di Antonio Ciontoli, che come ha scritto la Cassazione, con il suo comportamento omissivo, ha prolungato, sino alla morte l’agonia di Marco Vannini, impedendo che si salvasse!

Romano Tripodi



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