Non c’è strada, da via Giolitti a via Rattazzi e Carlo Cattaneo, proseguendo per la centralissima Carlo Alberto e piazza Vittorio, cuore pulsante e commerciale dell’Esquilino, che non sia oggi costellata da negozi di proprietà o gestisti da cinesi. Una presenza, quella della componente asiatica, che si avverte massiccia anche nei palazzi umbertini o risalenti all’immediato dopoguerra che si affacciano sulle suddette strade. Decine gli appartamenti ad uso abitazione ma altrettanti numerosi, se non di più, quelli che i commercianti cinesi, che da oltre trent’anni hanno occupato il quartiere, un tempo simbolo di romanità, hanno trasformato in magazzini dove conservare le merci che continuano a giungere da ogni angolo della Repubblica popolare cinese. Oggi che della Cina si parla soprattutto per la mortale epidemia influenzale che dalla città di Wuhan si sta estendendo nel resto del Paese con i primi casi registrati ad Hong Kong e nelle Filippine, a preoccuparsi sono anche le autorità sanitaria dell’Ue e quelle italiane. Per quanto riguarda Roma non ci sono dubbi sul fatto che tra i quartieri con un “moderato” rischio Sars ci sia proprio l’Esquilino. E non soltanto per la massiccia presenza di cinesi ma per il fatto che molti di loro sono, soltanto apparentemente, stanziali. Proprio perchè coinvolti, in prima persona, in un’intensa attività di import-export, sono soliti raggiungere da Fiumicino, province e città del colosso asiatico e rientrare, in tempi relativamente brevi a Roma.Un flusso che sino a qualche giorno fa non ci risulta sia stato controllato con l’attenzione che un rischio come quello della Sars comporterebbe. Ma ai controlli aeroportuali bisognerebbe aggiungere quelli propri di una vera profilassi che dovrebbe avere l’Esquilino come punto di partenza. In questo modo potremmo finalmente sapere quanti siano realmente i cinesi che hanno occupato in forze l’Esquilino e quanti di essi lo abbiano fatto abusivamente!
Romano Tripodi

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