OLIMPICO, LA NOTTE DEI RIMPIANTI

Roma- Sarà una delle pochissime inquadrature che i cameramen della Rai, in venaaaa di buonismo calcistico, dedicheranno ai personaggi seduti in TRIBUNA D’ONORE, per seguire Italia Belgio, partita di esordio nella Nations League. Gli azzurri non sono andati ancora sotto ma Donnarumma, uno dei pochi che si sono salvati dal naufragio finale, ha dovuto neutralizzare almeno due palle-goal. Giovanni MALAGO’o, accanto al quale siede, un sornione Abodi, ministro di Sport e Salute, e suo sempre più scoperto avversario, non solo politico, è praticamente accasciato sulla poltrona e sembra coprirsi il volto con le mani, mentre i Rossi, dominano il campo. Ha intuito quale sarà l’epilogo ed in cuor suo rimpiange, di essersi voluto “imporre” come successore di Gravina al vertice di una Federcalcio, ormai in piena crisi e sulla soglia del Commissariamento. Il viso di Carlo Verdone trasmette le perplessità del tifoso per scelte avventate e si chiede dove siano le giovani promesse che, sin da ieri sera, avrebbero dare nuova linfa e nuovo gioco, all’Italia di Mancini. Eccolo Roberto Mancino, sempre più biondo, ed in tiro come dovesse partecipare ad una delle tante feste del Circolo Aniene di cui è socio, cercare dimpartire istruzioni e suggerimenti ai suoi giocatori. Ma in realtà l’espressione del tecnico è quella di allenatore che è di fatto “in bambola”, che pratica un gioco vecchio; , fatto di passaggi e passagetti. Ne occorrono almeno una ventina per presentarsi davanti all’area di rigore del Belgio. Da par loro ai Rossi bastano tre o quattro passaggi, la capacità di anticipare puntualmente gli azzurri, per rendere difficile, sin da subito, la vita a Donnarumma. Uno svarione di Romano (ma chi è mai costui? consente al Belgio di trafiggere il nostro numero uno, che non ha colpe e che avrà il merito di evitare una sconfitta dal punteggio tennistico. Sono trascorsi 23 minuti dal fischio iniiale dell’arbitro. Spengo il televisore, questa ITlia, fatta da MALAGò E mANCINI, CHE AVREBBE POTUTO AVERE Conte sulla panchina, non merita l’attenzione del tifoso!

ROMANO TRIPODI



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